Escursione nel cuore della Maiella
LA VALLE DI SELVAROMANA
E LA GROTTA DELL'INFERNO

Anello dal Balzolo di Pennapiedimonte, discesa alla Calatura del Vallone, tratto iniziale di Valle dell'Inferno (fino alla Grotta dell'Inferno e rit.),
Piana dei Faggi, risalita di V. Selvaromana per Valle dello Stretto fino alla Sorgente d. Mucchia e ritorno per Le Solagne e Colle di Vallecivita.

(27 agosto 2023)



Alba sull'Adriatico da Pennapiedimonte



Pennapiedimonte

Un po' di dettagli sull'altro versante dell'Avello

Culle (e Rutte) Caviute, tra V. Cupa e V. Mammuccilli

Zoommata sotto Cima Ruttilicchie: Porca Ciciariello



La Valle di Selvaromana s'insinua tra i contrafforti di M. Ugni e quelli delle Gobbe di Montecavallo. Sullo sfondo la Cima delle Murelle


Cima delle Murelle

Grotta Refora

"Canale pensile" NE di Cima delle Murelle

"Sperone dell'Inferno"

Panorama da un belvedere presso q. 1104 m

Calatura (o Calaturo) del Vallone, parte intermedia

Calatura del Vallone, parte bassa,
quasi sul fondo dell'alveo di V. Selvaromana

Nella Valle dell'Inferno, parte bassa

Sguardo indietro (verso N) su Valle Inferno

Grotta dell'Inferno o della (V.) Tassenora

Grotta dell'Inferno



Discesa nella sala interna della Grotta dell'Inferno






Confluenza Valle dell'Inferno - Valle Selvaromana


Tubo acquedotto a Piana dei Faggi








Valle dello Stretto





A sin. fosso-forra del Cavone




Parte alta di Selvaromana
(Sorg. e Valle della Mucchia)

Bottino di presa Acqueddotto, pr. Sorgente la Mucchia



Questa larga "pala" (alta 1900 m ca.) divide il fosso-forra di Valle Caprara (a sin/E) da quello del Cavone a des. Sopra ci passa la vecchia traccia che univa la Grotta del Cavone (pr. q. 1962) alla Grotta Caprara (pr. q. 1916 m IGM).
Sullo sfondo, da sin. Q. 2499 m e Cima delle Murelle, 2596 m, poi lo spigolo (q. 2193 m IGM) che sormonta il cd. "Passaggio obbligato", Cima del Cavone (quella del Biv. C. Fusco, 2455 m) e, all'estrema des., il M. Focalone (2676 m)





Comba glaciale immediatamente a monte della Parete N delle Murelle (Rutte de l'Ourte da cope/ - da pide). In alto la cresta NNW di Cima delle Murelle, a sin. in basso grottino sul cengione dell' "Aeroplanissimo"






Valle Bona, sotto la parete N delle Murelle







Nevaio alla base della Parete Nord delle Murelle

Paretona Nord delle Murelle (Lu Ritoje de Vallevaune)

Macchia de Té: Grotta d. Faggi e Grotta alta del Portone

Valle dell'Inferno (in basso a sin. Grotta d. Inferno)

Grotta dell' Inferno, vista dalle Solagne

Costa dei Cantoni

Ritorno verso il Balzolo, sulla sterrata del Linaro

Madonnina, quasi al Balzolo di Pennapiedimonte


VALLE DI SELVAROMANA (MAIELLA)

La Valle di Selvaromana (dial. Suwarumònë) è la parte alta del torrente Avello (Avella, Vella) [1], corso d'acqua principale del territorio di Pennapiedimonte (CH), 669 m, ovvero il ramo idrografico destro che nasce sotto al crinale principale della Maiella, "Scrimacavallo" (più precisam. da sotto M. Cavallo o Cima Cava lu Fierre, 2171 m, Fontanino o Selletta Acquaviva o Canale de Jereve e dal Fosso del Cavone). La prima sorgente della Valle di Selvaromana vera e propria è "La Mucchia" (presso il bottino dell'acquedotto, 1630m ca; la "stretta" poco sotto questa sorgente è a volte detta Valle della Mucchia). La Valle di Selvaromana riceve numerosi alvei secondari, importanti soprattutto al disgelo, in particolare quelli sulla des idr (S): il Cavone, Grotta Caprara, Valle Bona e Valle dell'Inferno.

Il nome Selvaromana fa pensare agli storicamente onnipresenti romani ma, senza approfondire qui troppo la toponomastica, è da notare che in diversi casi in Abruzzo "Vallone dei Romani" (Scanno) e simili top. sono attribuiti/-bili anche a storpiature di "Arimanno", autorità governativo-amministrativa dei quasi altrettanto onnipresenti gastaldati longobardi. Comunque a Pennapiedimonte certo non mancano resti e "reminiscenze" romane (una moneta fu rinvenuta proprio nella valle di Selvaromana). [2]

E' inoltre ovvio che la stessa presenza di Pennapiedimonte, quasi "a guardia" dell'alto Avello, si spiega con l'esigenza di pattugliare l'accesso a una valle ricca di risorse.
Probabilmente l'attuale accesso "escursionistico" di V.S. ("Calatura de lu Huallone") era praticato anche nell'età preistorica e protostorica, ma è possibile che, nella parte più alta della Valle, alcuni accessi diretti (soprattutto in uscita/salita, perché meno rischiosi), tracciolini pastorali per le Murelle e per le Solagne di Montecavallo (e le soprastanti Gobbe) fossero praticati già in età preistorica.
I pascoli estivi di Valle dello Stretto e Valle Bona erano più facilmente raggiungibili in discesa dalla zona Cavone - Scrimacavallo, ma in ogni caso la valle Selvaromana era certamente frequentata già dai pastori e cacciatori neolitici, come dimostra un riparo rupestre con iscrizioni a "PHI" (la forma del carattere alfab greco cui somigliano i dipinti a ocra di oranti, dei o cacciatori riprodotti in maniera sitilizzata, così come si ritrova anche in altre parti del Mondo), situato in un canale-pendio relativamente impervio tra la Valle e le Solagne e scoperto pochi anni fa da N. Carusi e K. D'Errico (lo segnalai all'archeol. T. di Fraia e vi fu effettuata una ricognizione dall'alto con calata, guidata da N. Carusi). [3]

V. Selvaromana inizia (o meglio termina) nel luogo noto come Macarone della Pila, 745 m, dove c'è la confluenza (cascatelle pr. loc. Linaro) con il ramo sinistro ("le Travojje", su IGM "Vallone delle Tre Grotte"). Questa confluenza è a ca. 3,5 km dal Ponte dell'Avello (quello su cui transita la strada sotto il paese) [4]. L'intero corso di Selvaromana misura circa 4,5 km dal Macarone della Pila (745 m) alla Sorg. Mucchia (1630 m) [5].

Alla Valle di S. sono stati dedicati almeno un paio di articoli sullo storico periodico dell'IGM "L'Universo" (Di Marco Domenico, Il vallone Selvaromana nella Maiella e relativo abitato di Pennapiedimonte, L'Universo, IGM, a. 39, n. 6, pp. 1245-1270 n.c.; nel 1977 un altro sul villaggio Roma tra Selvaromana e Aventino, stesso autore e periodico).
Nel 1986 un articolo del prof. Giuseppe Perseo (con foto sue e di Domenico Di Bello) apparve sulla Rivista del Trekking (anno III, n. 9) [ringrazio A. Perciato per avermelo mandato].
La Valle viene poco più che citata nella prima guida escursion. della Maiella di G. Di Federico (1994. p. 80-81), che nel 1979 e 1986 salì da solo la "Parete Nord" delle Murelle, e vi si consoglia e accenna alla discesa dalla Sella si M. Cavallo (senza molti dettagli), mentre assai dettagliate sono le pagine della descrizione in A. Alesi e M. Calibani, "Parco della Majella. Le più belle Escursioni", SER 2007, 2011 (pp. 121-123); nessuna menzione nella GMI (Landi Vittorj, 2a ed, 1989, p. 195, neanche a prop dell'accesso alla via di Di Federico sulla Parete nord delle Murelle...), né nella recente guida escursionistica di S. Ardito (Escursioni nel Parco Nazionale della Majella, 2022), ove è però riportato l'itinerario ufficiale dal Balzolo di Pennapiedimonte alle Gobbe di Selvaromana ed eventualmente fino alla Tavola dei Briganti (M. Cavallo). [6]

Queste zone sono state, fino a qualche decennio fa, assiduamente frequentate da pastori, boscaioli e carbonai (il Sentiero che raggiunge e poi attraversa Selvaromana era detto dei "Sentiero dei Carbonai", o anche "Sentiero del Centenario", sulla vecchia carta del Cai di CH e in un articolo di G. Di Muzio, Riv. Trim. Abr. 1988) e la toponomastica è ancora, se non "viva", relativamente ricca, grazie a varie pubblicazioni più o meno recenti, i cui autori si sono avvalsi delle notizie fornite dagli "ultimi pastori" pennesi, il che ha evitato che la gran parte delle denominazioni (microtoponimi e nomi di grotte pastorali) andasse perduto per sempre. [7]
Sin dagli anni '80, quando l'escursionismo iniziò a diventare una pratica meno inusuale e sempre più comune, alcuni pastori si offrivano di ospitare escursionisti nelle grotte, gli vendevano o regalavano latte e formaggi, e in alcuni casi li accompagnavano nei sentieri allora molto più "marcati" e manutenuti di oggi... tra questi Benedetto di Bello (scomparso un anno fa) residente al del Balzolo di Pennapiedimonte, figlio del pastore Domenico "l'Avvocato".
Grazie a questi pastori, le citate pubblicazioni, hanno per certi versi "fissato" almeno i nomi e i luoghi delle tantissime grotte, ripari e microtoponimi principali di buona parte della montagna pennese.

Negli ultimi decenni la strada che parte dal Balzolo è assai più frequentata, da escursionisti [8], arrampicatori, ciclisti ma sono pochi quelli che si spingono fino a Selvaromana: l'assenza di attività umane (tagli boschivi su tutti) ha reso la vegetazione del luogo in alcuni tratti quasi da foresta tropicale, un luogo davvero magico come si può constatare già da alcuni "belvedere" prima di scenderci (come quello pr. q 1104, poco prima del(la) "Calatura")! Nella valle (pr. Grotta del Vallone) ho notato cespugli letteralmente invasi da decine di lepidotteri, come non ne vedevo da tempo altrove.
Il periodo migliore per l'escursione è giugno, quando le giornate sono lunghe, il caldo non è ancora asfissiante, fioriscono le peonie ma non ancora le ortiche e restano gallerie di ghiaccio che l'acqua scava nei resti delle valanghe che precipitano dalle alte pareti del M. di Ugni e Cima delle Murelle. Ma anche settembre e ottobre, ovviamente evitando i periodi successivi a forti piogge!

La prima volta che andai in Valle Selvaromana, con l'amica Francesac O. che c'era già stata, era il 10/6/2017.
Questa volta (da solo, 27/8/2023), al classico giro (riportato anche sulla bella guida S.E.R. della Majella realizzata da A. Alesi e M. Calibani) ad anello, ho aggiunto il primo tratto della Valle d Inferno (fino alla Grotta omonima che sta a 1190 m ca sulla des idr delal Valle I.; contare +1 h in tutto, ma dipende da quanto si resta nella grotta).
Anche qui nessuna difficoltà tecnica in V. Inferno in questa stagione (salti più a monte con alcuni cavi, ma più in alto è impresa alpinistica la risalita, effettuata da Iurisci, Zulli fino al saltone sotto lo "Sperone", magg. 2013 e poi integralmente dagli stessi con A.? nell'inverno success.; C. Iurisci, Se Lo Sguardo esclude, 2015, pp. 145 seg.) e le tracce nel brecciame sulla sinistra (E) e qualche ometto fanno capire dove bisogna salire per raggiungere la grotta (che sta ca 60/70 m sopra il fondo del fosso-fondovalle Inferno).
Questa valle è nota ad alcuni vecchio pastori come la "Tassenora" (collettivo del fitonimo "tasso"), e la grotta dell'inferno è anche detta "del Diavolo" o "del Martellese di Sotto" (quest'ultima inf., un apax essendo la loc. MdS molto più in alto, è stata raccolta da B. di Tullio e M. Zulli).
Con questa deviazione, e un'altra minore sul primo tratto di Valle Bona, la traccia registrata dal mio "gps" (Smarphone) che ho dovuto super-rettificare per alcuni "picchi" (sia di quota che di posizione, ovviam dovuti alle centinai di metri di pareti incombenti, sopratt in V. d. Inferno) mi dà 23,95 Km e 1525 m dislivello, tarabili ancora a 23 Km e 1400/1450 m disliv. [9]

Tornato nella Valle da una breve risalita nel tratto basso di Valle Bona [10], il tratto tra bivio V. Bona e Valle dello Stretto è quello più chiuso della vegetazione (c'è più acqua e sono passate meno persone; piacevole costatazione di non irrilevante valore è che non ci sono zecche, sebbene si percorrano lunghi tratti nel greto e fuori in mezzo ala la vegetazione –ortiche in particolare), poi di risale Valle dello Stretto (a S di q 1567 m IGM) e si aprono le imponenti pareti che calando dal Passaggio obbligato / Forra di Grotta Caprara e poi si rientra nella Valle sotto al fosso che scende dal Cavone, risalendo pe via univoca alal Sorg Mucchia e al seminascosto bottino dell Acquedotto, da dove si piega a des (NE) sulla traccia raso-mugheta delle panoramicissime Solagne di Montecavallo (sud delle Gobbe di Selvar.).

In fin dei conti, per quel che ho avuto modi di apprendere (direttamente e indirettamente) in Appennino, questo giro di carattere "semi-esplorativo" , riservato a escursionisti esperti e allenati,
per la varietà di ambienti naturali, i resti di attività pastorali (un po' meno evidenti quelle dei carbonai, del tutto perduto il ricordo dei nevaioli che andavano a procurarsi carichi di neve nelle ghiacciaie naturali alla base dei fossi delle pareti rivolte a Nord), l'isolamento, la vegetazione, le sensazioni e i panorami, fatti di pareti incombenti che prima opprimono dall'alto, poi lentamente si fanno ammirare da quote più elevate (1730 m ca il massimo che si tocca nel primo terzo delle Solagne) è tra i giri più spettacolari, nella sua varietà, che si possano fare in Appennino, seppur non si giunga su una cima. [11]

Come per le altre relazioni che accompagnano alcune gallerie fotografiche delle mie escursioni, scrivo queste righe per puro piacere, e con la speranza –spero non chimerica– che ne facciano tesoro solo le poche persone che davvero amano cimentarsi in questi luoghi e che lo fanno per il piacere proprio e dei compagni d'escursione.
Ma confesso che – in considerazione delle "tracce" che la maggior arte degli "escursionisti" lascia oggi dietro di sé in montagna – la faciltà di accesso alle informazioni sul web unita alla faciltà di accesso a certi luoghi selvaggi (forse non è il caso di questo), mi fanno temere sempre di più che la spassionata, gratuita e internet-fruibile "propaganda del bello" che c'è nella Natura/sulle Montagne, rischi di far più male che bene! Ma non sono tanti quelli che se ne accorgono... [12]


NOTE:
[1] Talvolta (o un tempo?) l'idronimo "Selvaromana" è/era attribuito al corso del torrente fin sotto il paese di Pennapiedimonte. Oggi da poco a valle del Linaro è "L'Avello" (già "La Vella"), torrente che s'immette nell'Aventino (da sin. / W) alcuni km più a E nel fondovalle presso Casoli.
[2] Cfr. "Torre romana". La moneta romana medio repubblicana (triente del III sec a.c.) fu trovata nella Valle di Selvaromana nel 1932 (D. Di Medio, Parla Pennapiedimonte, 1988, p. 16).
[3] Link alla mia scheda (le foto del sito sono di Nicola Carusi e Katy D'Errico): http://www.francescoraffaele.com/sentieristica/Majella/Gobbe_Selvaromana_Pittura_antropomorfa_Carusi-DErrico_2020_Scheda_FR.jpg
[4] Nel periodo di maggior secca quasi la metà di questo tratto è percorribile/ risalibile (ossia dal Ponte dell'Avello più o meno fin sotto al "Ponte Lavatire" o "Passo della Pietra", sotto la Grotta della Chitarra) da escursionisti esperti (e pronti a bagnarsi e nuotare), mentre più a monte ci sono dei salti (ci sono arrivato risalendo il greto dal Ponte, ad Agosto 2022).
[5] I settori della valle sono così ripartibili:
> 1,5 Km dal Macarone alla Calatura del Vallone (Calatura de lu Hallone), punto in cui ci si cala per immettersi nel letto del torrente (990 m ca) che, nel suo tratto basso, a valle della Calatura, ha dei salti (tra q. 850 e 950 m ca nel greto) ed è/era infatti localm. detto "li Sbileze", gli Sbalzi (Sciarretta 1997).
> 0,6 km tra la Calatura (tubo dell'acquedotto e poi fatiscenti argini in cemento e qualche briglia) e "il Portone" (Lu Purtaune), q. 1060 ca (bivio Valle Inferno). Deviazioni evitabili, greto sempre percorribile a patto che si sia nella stagione calda e che non ci siano resti di piene o valanghe particolarm ingombranti; [direzione gener. (in risalita) da N a S].
> 1 Km tra il Portone e il bivio con Valle Bona (q. 1260 m ca) (dir gen da E a W)
> 1,5 Km fino alla Mucchia, passando per "Valle dello Stretto", ossia la valle a S della q 1567 IGM (lo stretto passaggio a N di quest'ultima,a meno di piene disastrose nella parte a valle del Bivio Valle Inferrno dove la carta del CAI di CH tracciava erroneamente il sentiero, non è normalmente percorribile per dei salti con paretine bagnate/levigate, inf. pers. A. Mancini). [Dir gen. in risalita: da E a W (tranne per l'aggiram di q. 1567)]. Per le tempistiche parziali si veda più sotto.
[6] D'altra parte –è bene precisarlo– si tratta di un itinerario da tempo non più incluso dall'ente parco naz. tra i sentieri ufficiali: non siamo in zone di riserva integrale come l'alta V. dell'Orfento, non mi risulta ci siano divieti particolari ... ma in vari Parchi Nazionali ogni fuori-sentiero, se non proprio vietato è vivamente sconsigliato!
[7] A. Sciarretta (1997), G. Ferrante (tesi di laurea 2015), L. Bello (2017) e R. Urbano (2017); impossibile non citare E. Micati, che a seguito di decenni di ricerche (per l'intero massiccio e non solo) di taglio antropologico sulle grotte pastorali, le caselle e i complessi in pietra a secco, gli eremi, le incisioni rupestri, ha lasciato un enorme patrimonio di conoscenze e dati nei suoi numerosi libri e articoli.
[8] Benché non vi siano difficoltà tecniche nel tratto medi-alto della Valle (come detto, un tempo si preferiva discenderla, anche da Scrimacavallo o dal Colle di M. Cavallo, lato W delle Gobbe di S.), a patto di aver studiato bene il luogo su carte e foto, i bolli rossi (che in alcuni sent della Maiella abbondano in maniera nauseante) sono qui giustamente pochi (c'è poco da sbagliare e, alcune deviazioni in cui si abbandona il fondo del torrente salendo di alcune decine di metri di disliv. sono evitabili camminando sui sassi del greto) e gli ometti, per ovvi motivi, vanno rifatti annualmente... Qualche escursionista perso c'è stato negli anni ma al di là di passare una notte all'addiaccio nella valle (dove i lupi non pare scendano) l'unico pericolo è, nel caso si faccia ritorno risalendo la "Calatura", di non far caso al tubo e proseguire, finendo nella parte bassa di Selvaromana, su salti dell'alveo che richiedono attrezzature di calata.
[9] Senza le deviazioni che ho fatto io, il giro è ca 21,5 Km e 1250 m disliv., ma i lunghi tratti senza sentiero, la vegetazione e i saliscendi (senza contare, nel mio caso, il caldo di fine Agosto) fanno aumentare lo "sforzo percepito" di un buon 50% (ossia è come fare 1800/1900 m di disliv. su sentieri). I dislivelli sono meglio misurabili con l'ausilio della CTR 5000 Abruzzo 2001, perché nel profondo della valle, e ancor più in Valle dell'Inferno, il segnale rimabalza e se un buon GPS e ricezione ideale potrebbero evitare grossi "sbalzi" sulle coordinate, molto meno affidabile sarà qualsiasi dispositivo attuale di qualsiasi qualità, nell'affidabilità delle quote/altimetria!
Tempi parziali con l'anello in senso orario:
<Pennapiedimonte - bivio "sent 4 (A)/G2" > 80 min (ca +250 m e -90 m disliv)
<bivio G2 - bivio vecchio sent 4A1, q. 1080 m ca> 10 min
<bivio 4A1 a 1080 m ca - fine discesa Calatura Vallone, 990> 45 min
<fondo Valle Selvaromana 990 m ca - Bivio Valle dell'Inferno> 20 min [Valle Inferno – dal Portone alla Grotta dell' Inferno: 30 min]
<bivio V. Inferno - Piana d Faggi, tubo d. troppo pieno Acqued, 1200 m ca.> 40 min
<Piana d Faggi - bivio V. Bona, q. 1268 m> 40 min
<Bivio Valle Bona - Bivio Valle Stretto 1395 m> 50 min (è questo in genere il tratto più infrattato, a meno che non ci siano state piene disastrose nella parte a valle del Bivio di Valle d. Inferrno)
<Bivio Valle d Stretto, selletta a SW di q. 1567 m IGM, rientro in Selvaromana> 30 min
<tratto alto Selvaromana - Mucchia (sorg. e bottino presa Acqued.> 35 min
<Mucchia - Solagne - Colle Sgretaràtele (piccolo brecciaio presso l'ingresso nel bosco) > 60 min (questo tratto, ca 2 Km con disliv minimo, si fa anche in meno di 30 min, restando sulla traccia a tratti labile, ma è impossibile non fermarsi a fotografare: io mi sono fermato molto e qui ho anche pranzato...)
<Colle Sgretaratrele/ Piagnuttone - intersez su sent G2 - Colle Vallecivita pr. q. 1386 m IGM > 30 min
<Colle Vallecivita - Bivio 4A1 q. 1080 m ca (chiuso anello) > 30 min
<Bivio 1080 m - Sterrata Acqu. poco sotto Mad. delle Sorgenti/ Linaro > 5 min
< Sterrata, Area Picnic Fontanella, Balzolo Pennapiedimonte > 65 min
– TOT: 540 min (ca. 9 ore).
[Nel mio caso, aggiungendo 1h A/R in V. Inferno + quasi 1 h all'interno della sala concrezionata della grotta, + ca 35 min in Valle Bona, + varie soste brevi, cambio scarpe su sterrata Acqued. sia And che a Rit, salite a grotte e sgrottam non lontani dal sentiero, e quasi 2h di soste pranzo e foto dalle Solagne, il tot. è stato 14h; il giro del 2017, anello senza le deviazioni V.I. e V.B., durò poco meno di 14h ]
[10]
L'idea era di provare anche a risalire la Valle Bona, che termina alla base della parete N delle Murelle ("Lu Ritoje de Vallevaune"), opzione che scarto quando mi trovo al bivio (q 1268 m IGM) con il sole a picco!
Poi però, più avanti in dir W, vedo a sin una mezza traccia che sale nel bosco e quindi risalgo per un 70/90 m di dislivello nella faggeta che sormonta lo sbocco occid della VB in Selvaromana).
La prossoma volta risalirò anche Valle Bona passando sotto al "Gran diedro" (in des. idr. / E) e giungendo alla base della citata parete nord.
Questo giro volevo rifarlo già a luglio, ma poi, con Francescam dirottammo sull'Aeroplanissimo perché in quel mese la vegetazione e il caldo erano ai massimi livelli. L'avevo rimandato a settembre, ma ho poi anticipato anche per alcune informazioni avute da A. Mancini, che mi ha riferito che la prima parte era già (stata) relativamente sgombra(ta). Come detto, solo il tratto tra V. Bona e V. d. Stretto era acora "da machete" ...
[11] Qualcosa di simile e altrettanto panoramico è fattibile in alcuni valloni della Laga e del Gran Sasso (versante N del settore orientale) e soprattutto sui Monti Sibillini.
[12] Non so se ci siano tracce GPS sul web (spero di no ma ci credo poco: per ora su OSM compare solo il breve tratto percorribile tra il Macarone della Pila e i primi "Sbalzi"), ma a mio parere servire il piatto bell' e pronto, oltre a rischiare di far "scottare" qualcuno, rischia soprattutto di far aumentare il viavai, il che non è mai un bene per certi ambienti (e per i pochi che li frequentano!).
Questa stessa relazione, che pochi leggeranno, la pubblico non tanto perché il luogo merita davvero ma perché, come per altre zone della Maiella, gli avvicinamenti, scarsa segnaletica e riferimenti, nonché la fattibilità limitata ai periodi di secca, la labilità della vecchia traccia del 4A1 e alcuni fattori di pericoli oggettivi (non tecnici) proteggono il posto dai grossi flussi di "turismo-escursionistico" oggi in voga, che non sempre (anzi sempre meno) piace vedere!
E' quasi superfluo aggiungere che la cattiva ricezione del segnale GPS (e immagino anche di quello di rete e telefono) nella Valle, sconsiglia di affidarsi troppo al dispositivo, benché, come detto, l'orientamento, una volta giù, non sia eccessivamente problematico.

Foto e Testi di Francesco Raffaele (Sett. 2023)



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