ESCURSIONE

Vallone della Neve (Monte Accellica)
(22 Luglio 2012)

 

 





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Il vecchio porcino (masseria) Marinari
Escursione esplorativa in solitaria. Stavolta sono assai poco mattiniero: spengo l'auto (in loc. Varo d'o Cierro) alle 13:00 e guado il rio alla Jonta (congiunzione) del ramo del f. Calore proveniente da sud-est (Pitiniti / Cerasa) con quello di sud-ovest (Saucito / Vallone della Neve / Raio della Ferriera / Savinella). Dopo una quieta camminata e un po' di relax nel torrente, giungo presso la fatiscente struttura del porcino Marinari, che era una masseria dove prima dell'ultima guerra si lavoravano le castagne, il frutto che è oggi uno dei simboli di Montella.
In genere si tende a pensare che, col tempo, progresso e civiltà rosicchino inesorabilmente sempre più spazi alla natura. Ma non sempre è così. Qui alla fine degli anni trenta -oltre al normale lavorio nella masseria- c'era un via vai di operai che costruivano la vicina palazzina dell'acquedotto Alto Calore, ove convergono le tubazioni che captano le acque del Raio della Ferriera ("Raio Medio") che ha le sorgenti ai piedi della Savina (versante Nord) e la testata sotto la base del "Ninno d'a Celica". Oggi la natura s'è ripresa quasi tutto. La masseria è in stato d'abbandono da molti decenni, le strutture idriche fatte costruire dal duce sono a malapena in piedi anche se funzionanti. Il sentiero è segnato dal CAI (n. 104).

Il Vallone della Neve, nel punto in cui lo si guada seguendo il sentiero CAI 104 che porta alle sorgenti del "Saucito" e alla Colla Finestra (Foto 3/7/2011)
Essendomela presa comoda, penso che non sia il caso si risalire il Vallone della Neve dal punto in cui il sentiero 104 (per Colla Finestra e Acellica Nord) lo oltrepassa (=foto sopra) perchè credo che in alcuni punti i saltini rocciosi del ruscello (di altezza comunque non proibitiva) mi farebbero perdere altro tempo. Rinvio ad una prossima escursione l'esplorazione di questo tratto basso che non raggiungo [la foto preced. è della scorsa estate] e risalgo invece il costone a est del Vallone della Neve lasciando il sentiero principale solo pochi minuti dopo loc. Masseria Marinari e l'edificio dell'AAC. Tratti spinosi e la traccia che si perde diventando per lo più un sentiero di cinghiali, ma poi gli arbusti si diradano e si apre un bel castagneto ove appare un altro porcino abbandonato, un tempo proprietà della famiglia Gatta (ringrazio l'amico Giuseppe Capone per le informazioni che fornitemi su questo luogo).
Porcino Gatta



Dopo qualche scatto e una breve intrusione nell'unico vano ancora usato, mi lascio alle spalle il porcino Gatta salendo verso destra (SW) dove incontro un ampio impruscinaturo, ovvero una "vasca" dove i cinghiali "si fanno i fanghi" per liberarsi dai parassiti. Lo lascio alla mia sinistra traversando giù a ds. verso l'altro edificio dell'acquedotto nel Vallone della Neve, quasi un'antica rovina maya!


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In questo punto il vallone si allarga e lo scenario è davvero suggestivo, sia per gli enormi faggi abattutisi sui muri della struttura, sia per quelli che, ancora svettanti verso l'alto, formano una gigantesca capanna verde. Il silenzio è rotto dallo scroscio dell'acqua che gocciola dai muri sbriciolati e dal continuo lavorio delle pompe che convogliano l'acqua dal casotto al condotto che attraversa l'alveo pochi metri più a valle. Nonostante l'ombra del progresso, il luogo ricorda davvero le selve mesoamericane di Chiapas o Guatemala.

 

 

Lasciato, dopo una buona mezz'ora d'ispezione, questo bel posto al confine tra Messico e Guatemala :-) arrivo in pochi minuti ad una strettoia rocciosa del vallone che forma qui un breve canyon intasato da rami e da giganteschi tronchi di faggio precipitati dall'alto, uno dei quali, lungo una quindicina di metri, poggia pericolosamente (per chi deve passarci sotto) sulla parete del canalone. Procedo ancora tra sfasciumi e tronchi finchè, poco più sopra (+900m), ecco che mi ritrovo, in pieno luglio, tra la neve abbondante!

 





Ritratto di un asilide



Sto Sulla Neve !!! --->
Dopo una salita non eccessivamente faticosa (nonostante la cautela necessaria per evitare di scivolare sulla neve che copre per buona parte del fondo del vallone, nella parte finale) eccomi sotto la testata del Vallone della Neve. Qualcuno, l'anno scorso (?), è venuto a farsi un sorbetto, come testimoniano i limoni lasciati sotto le rocce.
Da questo punto (c. 1150m, vedi carta CTR 1:5000) la risalita per il ramo principale (che sale in dir. SW) è solo per alpinisti. Il fatto è che, procedendo su per il Vallone, l'idea di raggiungere la cima nord dell'Accellica mi aveva più che sfiorato. Certo sono partito tardi e sono ora quasi le 18:00, ma un tentativo si può sempre fare. Anche perchè il fianco del vallone è terroso, contrariamente al fondo che è pieno di neve sotto le foglie e il temporale previsto sembra ancora lontano. Mi porto a destra delle roccette e tenendomi quindi tra il ramo principale dell'impluvio e quello occidentale (che sale veros ovest con un ripido canale pieno di fogliame scivoloso) risalgo per altri 150m circa -qui si con grande fatica- ma (relativamente) senza eccessivi pericoli dato che c'è abbondanza di fusti a cui aggrapparsi ed alberi dietro ai quali riposarsi. Secondo i miei calcoli sono però (c. 1300m slm) ancora più di 300m al di sotto della cima, e soprattutto sta per fare buio. Decido che la salita in cima all'Accellica per la direttissima del Vallone della Neve è rimandata ad altra data. Troppo rischioso procedere verso l'ignoto; penso all'estate scorsa, quando ho perlustrato la zona tra V. d. Neve e V. Zachela, che non presentava possibilità di discesa senza corde: se anche il lato opposto -quello dove mi trovo- dovesse avere simile conformazione, sarebbe impossibile risalirlo senza attrezzature. In c. 20 minuti, assicurando più volte la corda doppia ai fusti degli alberi, ritorno giù al punto dove l'impluvio si biforca. In tutto l'arrampicata è durata un'ora e mezzo, ma credo che il punto attraverso cui uscire dal Vallone per effettuare la risalita escursionistica vada cercato più in basso e comunque sempre sul fianco idrografico sinistro (= verso ovest) dove ci sono punti con pendenze più abbordabili, alberi e meno rocce.


Il ramo principale (dir. SW) dell'alto Vallone della Neve. Qui termina il tracciato escursionistico.
Poco più in basso si diparte un canale che sale invece verso ovest; non è roccioso ma è comunque ripido.
Contrariamente a quanto appaia dalla foto (qui siamo a c.1150m) la cima dell'Accellica (1660m) è ancora lontana.

 

Raggiungo il "fortino" dell'ente Alto Calore; poco oltre, sul salto in cemento dove passa il tubo, mi viene la tentazione di proseguire fin giù al sentiero tenendomi dentro il ruscello; ma le tenebre mi fanno desistere e risalgo, mantenendomi un po' più a W del sentiero dell'andata. Arrivo ad uno sgrottamento in una parete rocciosa, oltre il quale rumoreggiano a sinistra le cascatelle del nostro Vallone. Torno di poco indietro dove avevo visto un casotto della captazione e ne seguo il corso superandone un altro fino a raggiungere il sentiero principale (CAI 104) a pochi metri (a Est) dell'intersezione tra il Vall. della Neve e il sentiero per Colla Finestra. Sono quasi le 21, e circa un'ora dopo sarò all'auto. Ancora una volta la camminata sull'Accellica (anzi sotto) non ha lesinato emozionanti squarci panoramici: un interessante "fuoripista"...

 


Testo e Foto di Francesco Raffaele

La mia scheda dell'Acellica
(Con mappe, info, sentieri
e links alle altre escursioni)

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Penso che la prossima volta esplorerò il tratto basso del VdN e credo che salirò in cima uscendo dal vallone all'altezza dei muri dell'acquedotto (dove sono sicuro che si possa ancora uscire dalla parte più inforrata) tenendomi quindi sul filo (ovest) dell'impluvio alto. Semmai in discesa vedrò se si può entrare alla testata alta del vallone da quote più elevate (c. 1500-1400m): a luglio 2011 scesi dalla cima N della Celica direttamente al sentiero tenendomi però a metà tra il Vallone della Neve e quello immediatamente a W (il Vallone dei Catuozzi). Intanto i lampi di un lontano temporale illuminano il cielo a sud in direzione di Acerno. Dopo appena 5 minuti di curve sulla SS 164 per Montella, è d'obbligo la fermata per rinfrescata e rifornimento di acqua gelata al Varo della Spina, prima di rimettermi alla guida per tornare a casa.