Le due Acelliche

(27 e 28 Febbraio 2010)

( Escursioni: Tre Acelliche in due giorni )

La Traversata dell'Accellica

Sabato 27 Febbraio
Era Ora!
Da anni questa montagna è diventata per me uno di quei punti di riferimento fissi, un posto magico, dove sento il bisogno di ritornare periodicamente.
L'anno scorso per la prima volta affrontai la salita invernale con neve, e le emozioni che quella giornata mi ha lasciato mi hanno riportato quì e -almeno per il sabato- ancora una volta da solo, come in quel memorabile 10 Marzo 2009.
Quest'anno però, contrariamente al notevole innevamento del nord della Campania, la neve si è in gran parte sciolta già dai primi di febbraio sui Picentini.
Le previsioni meteo mi hanno incoraggiato a recarmi alla montagna di sabato, perchè domenica -quando è prevista l'escursione Lerka Minerka- dovrebbero arrivare le nuvole. In realtà saranno due belle giornate, e la domenica si rivelerà addirittura migliore, con ottima nitidezza dell'aria.
A Giffoni Valle Piana compro un paio di sfilatini e poi prendo la stradina che attraversa il torrente Picentino a Vassi per risalire verso Piani.
Me la sono presa comoda partendo tardino da Marano di Napoli; fermo l'auto alla Caserma della Forestale dei Piani di Giffoni e sono pronto per la partenza quando scoccano le 12:00. Ma nessuno mi corre dietro...

Dispiace non aver approfittato prima per salire con la neve come l'altro anno. La primavera è ormai alle porte, e mentre cammino lo si percepisce. Svolazzano già le prime farfalle e alcune lucertole mettono la testa fuori dalla tana. [In realtà la settimana successiva tornerà il freddo e la neve].

Ad ogni modo devo dare un "senso" a questa giornata. Mi ritornano in mente le parole dell'Amico salernitano Riccardo, ansioso di fare la "Traversata delle Accelliche". E comincio a pensare sul serio che forse è il momento giusto... il modo giusto per risollevare il Week-End!!! :-)
In realtà mentre salgo quasi ringrazio il caldo che ha sciolto la neve: sarà l'abbondante cena della sera precedente a casa di Gennaro e Anna Maria, ma mi sento i piedi pesanti. La salita Piani - Cresta, l'itinerario più facile per reggiungere la cima Sud, è comunque una bella scarpinata, e io la compio in poco più di un'ora. Alle 13:15 sono nel piccolo "fortilizio" in legno del Rifugio S. Raione e cinque minuti dopo sul valico di Acquafredda, con la vista che può spaziare da Acerno al Raione (quello che sovrasta il Tusciano), al mare, i Lattari, il Mai...
Un'altra oretta di cresta ed eccomi sull'altro Raione (IGM), ovvero la cima Sud dell'Accellica ("dei Piani").
Ho recuperato, e non ho più alcun dubbio: devo fare la Traversata delle Accelliche. Il Tempo (sia meteorologico che solo "orologico") c'è tutto.
Quello che mi ha solitamente trattenuto in tutti questi anni dal compiere la traversata completa è il fatto che venendo sempre con gli Amici Lerka, diventa impossibile prendersi 3 ore per fare andata e ritorno tra le due cime. Inoltre le risalite (dal lato Nord e nei mesi caldi) portano via tante energie, e non sempre si arriva in cima con sufficiente lucidità e forze per affrontare ore di ferrata, non difficilissima ma mai banale (e pericolosa senza imbracatura).
Nel 2007 eravamo sulla cima Nord, e mentre il gruppo mangiava, raggiunsi la base del "Ninno" dove incontrai Sandro del CAI di SA. L'anno successivo lasciai gli amici a mangiare sulla Savina, e mi feci la ferrata che porta alla cima Sud. Da questa cima ho sempre raggiunto la ferrata che porta di fronte al Ninno, ma non ero mai sceso oltre (dalla quarta in poi).
Eccomi allora che, dopo la rituale scribacchiata sul libro di vetta CAI, mi porto a N dove la cima Sud degrada, prima gentilmente poi più bruscamente, verso il Varco del Paradiso. Le poche tracce di neve non costituiscono un problema serio (in presenza di ghiaccio la traversata è vivamente sconsigliata agli escursionisti, specialmente se privi attrezzature, a meno che non si abbia esperienza alpinistica). Inoltre è consigliabile salire almeno in due persone.
Qualche scatto al Ninno e alla Cima N, e sono già alle prese con i successivi tratti di ferrata.
Sto in un punto di Difficoltà II, già un pò critico per chi come me non ha esperienze alpinistiche (nè attrezzature) di alcun tipo. Intanto un rumore impressionante mi porta a torcermi verso la cima N: sotto di essa si è appena staccata una slavina che trascina giù roccette, tronchi e altri detriti. Ci voleva la piccola ultrazooom a portata di mano per fare un filmatino, una volta tanto!

Il Cavo scende dritto, e poi gli spit ritornano un pò indietro verso S per portarsi tra gli alberi dove con la ferrata c'è anche una robusta corda di canapa tra i rami degli alberi che quì crescono su un pendio erboso di quasi 60°. Poi la via ripiega nuovamente verso N in direzione della base del Ninno.
Prima di arrivarci, sotto la parete, c'è una grotta con riparo di fortuna (Bivacco Valsavin, 1500m), dove vi sono recipienti con acqua di stillicidio, attrezzi per la manutenzione della ferrata, e una bella lattina di birra che galleggia in un secchio pieno d'acqua gelata... "Aspettami mò torno!"

Si aggira quindi la base del Ninno, non senza difficoltà: ci sono quasi 2 metri di neve accatastati a 30cm dalla roccia (a contatto con essa la neve è stata sciolta dall'acqua che cola lungo le pareti), il cavo è sepolto, e devo fare attenzione camminando sullo spigolo della massa di neve. Questa è soffice ma potrebbe cedere e mi farebbe finire sotto la roccia (cosa che non mi auguro, avendo la reflex al collo)... ma sarebbe sempre meglio che cadere all'indietro, tra gli alberi oltre i quali si apre un lungo scivolone che porta ad un burrone senza fondo.

Dopo un altro punto arduo, dove il cavo è veramente benedetto, ci si solleva su una piccola cengia rocciosa per poi uscire alla base N del Ninno, l'altro lato del Varco del Paradiso. Quì siamo a quasi 1500m (è un pò più basso del lato sud del varco), e di nuovo si aprono i due baratri a Ovest (sopra il Butto della Neve e Trellicina, un salto di 700m !!!) e dall'altra parte tra la Savina e il Vallone del Ninno (lato Orientale), oltre cui si scorge il sinuoso tratto della SS164 Montella - Acerno; sopra le Raie e in fondo la dorsale del Cervialto. E' davvero un paradiso, seppure abbastanza angusto.

Ora ci sono altri +160m di risalita per la cima, fra tratti aerei, vedute spettacolari su ambo i lati, qualche altro cavo e un pò più di neve.
In alcuni punti, immedatamente dietro la cresta (a N), ci sono quasi 2 metri di neve. Bisogna fare attenzione a non sprofondare, oltre che a non scivolare.
Finalmente in cima, dove il san Pietro quì posto di recente giace mezzo sepolto nel bianco; al suo fianco, l'unico segno del libro del CAI è il piccolo aquilotto che sbuca appena appena tra la neve. C'è voluta quasi 1h e mezza per il "solo" tratto Cima S - Cima N. Disseppellisco il cofanetto e scrivo anche su questo libro di vetta dell'Acellica, cima principale, quota 1660m. Sembra impossibile, ma mancavo da questa cima dal Luglio 2007!!! Pare ieri. Le nuvole viaggiano velocemente, e la vetta sud è già da un pò avvolta nel grigiore più totale, fino a perdersi del tutto alla vista. Il tempo di finire il panino, rispondo al cellulare (ah, questa maledetta tecnologia) e poi mi lancio di nuovo giù. Sono Quasi le 16:00.
La discesa mi porta via altri 45minuti: un pò per le foto, un pò perchè, giunto sotto al Ninno, invece di riprendere a destra il sent. 190, decido di salire anche sulla cuspide che divide le due dorsali. Dal lato N il pendio erboso è attrezzato con i cavi (il lato S è invece tutto roccioso e più verticale, anche se meno alto). Oggi non mi faccio mancare niente!
Anche dalla aguzza cima del Ninno (1539m) le vedute sono ovviamente spettacolari. Il nuvolone sta diradandosi e si allontana. Rispunta la cima Sud. Quà in vetta uno straccio appeso ad un'asta è quello che resta della bandiera tricolore. Verrebbe la voglia di imitare i protagonisti di "Titanic", ma quì faccio un pò di fatica a restare in piedi a occhi chiusi (e pure aperti).
Sono su uno dei punti più inaccessibili dei monti Picentini, e forse dell'intero Sud Italia !
Ecco il terzo Libro di Vetta della giornata. Ma, benchè ermeticamente (o quasi) assicurato in un cofanetto metallico con coperchio ben avvitato, il diario è completamente inzuppato d'acqua.
Scendo con disinvoltura (forse anche troppa) i circa 50 metri di ferrata e torno sul sentiero CAI 190, attraverso quel punto molto esposto su roccia, e quindi, dopo l'altro varco Sud, al Bivacco ValSaVin dove mi attende la birra tedesca. Dev'essere stata lasciata quì in Autunno (a giudicare dai libri di vetta, sono il primo che è giunto sulle cime quest'anno) e quindi non posso che ringraziare Valerio, Sandro ed Enzo per questo regalo. E' gelata, come piace a me!
Sono quasi le 18:00 quando risalgo sull'ultimo tratto della Ferrata dedicata alla memoria di F. Raso. Fa buio ma non ho fretta. Le foto con pose lunghe (e qualche tocco di Photoshop) mi consentiranno di carpire dei bei colori di questo crepuscolo illuminato dalla candida luna piena.
Il freddo (complice un pò di vento) comincia a farsi sentire, ma ho i piedi caldi e la temperatura è gestibilissima. Scatto verso il Ninno e la Cima N, poi verso Bagnoli Irpino...
Tornato in cima mi porto verso la dorsale. La stanchezza si fa sentire ed è bene non sottovalutare la montagna. Dopo aver percorso tratti paurosi, la cresta sembra una passeggiata, ma è bene fare sempre attenzione... adesso è ormai buio. Ecco uno scatto verso la dorsale che mi resta da percorrere, le luci che illuminano i centri a sud di Pontecagnano e Giffoni, il mare sullo sfondo.
Alle 19:00 lascio la cresta e mi fermo un pò al Bivacco S. Raione. Serve la pila. Un'altra ora e venti di discesa notturna nella faggeta, la Vena d'a Mola e infine sono alla Casa della Forestale dei Piani... Ore 20:30.
Mi preparo per passare la notte in auto, sotto al sacco a pelo. Fa freddino (non al punto di dover accendere il motore) ma c'è soprattutto un' umidità penetrante.
Dormo dalle 22:00 a Mezzanotte, poi vado con l'auto a prendere dell'Acqua e, tornato alla Cas. Forestale mi faccio altre 6 ore di buon sonno, fino alle 7:00.
.........

Domenica 28 Febbraio

In Mattinata mi raggiungono altri 26 Lerkas, il cui arrivo è salutato dal volo di alcune poiane. Tutti insieme puntiamo di nuovo alla Cima Sud.
Raggiunta la cresta, a poche ore di distanza dalla risalita del giorno precedente, mi colpisce l'eccellente limpidezza dell'Aria. Si distinguono Ischia, Vivara-Procida, Capo Miseno... Dall'Altra parte, il Cervati, dietro a ds della vetta degli Alburni. Veramente molto buona la visibilità.
   


Contrariamente alla stessa risalita dello scorso giugno (quando qualcuno non era giunto alla meta), la domenica porta il gruppo intero, 27 anime + due cani, sul Raione o Accellica Sud (1606m). E' una soddisfazione visto che sono quasi 900m di dislivello, c'è qualche "new entry" e vecchie conoscenze che non si vedevano da mesi.

Pranzo sulla cima Sud. Esce di tutto! Salsicce e friarielli, funghi, soppressate, taralli, vino, torte.
Anche per questo è un'altra giornata di quelle che restano dentro.
In due tornate porto pochi impavidi curiosi (e un cane) a dare un'occhiata al Ninno.
Siamo solo poche decine di metri oltre la Cima Sud, ma quì sul Varco il Vento è fortissimo!
C'è chi ci ripensa e torna indietro appena compare la prima ferrata.

Intanto gli altri hanno "sparecchiato" e stanno tornando indietro sul crestone. La cima è nuovamente deserta e solitaria come è di solito.

Si conclude così un altra avventurosa "impresa" da ricordare...
In settimana la fatica la sento, soprattutto nelle braccia (specialmente il destro): ho fatto Tarzan per più di 3 ore di fila. Le mani sono piene di escoriazioni e un bolla sotto il dito medio. E' il minimo, visto che in fin dei conti, nella Traversata delle Accelliche si rischia ben altro. Mi ha ricordato la tappa della scorsa estate in Corsica sul Grand Randonnée 20 nella zona de "I Cascettoni" meglio nota come "Cirque de la Solitude".
Ma quì, tra le nostre montagne, sebbene forse non belle come quelle corse o come le Alpi e certi tratti dell' Appennino Abruzzese, le emozioni sono ancora più intense, come quelle che si provano per le cose o le persone che ci sono più care, per i posti dove siamo nati. Thank God for Mountains.

Foto e testo di Francesco Raffaele

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